Poster della Nuova Caledonia di Barbara ed Alessandro

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Una visione: il cielo blu, la spiaggia deserta di sabbia bianca, l’acqua turchese, cristallina e tanti pini, alti e snelli ad incorniciare il tutto. Che strano, tutta l’immagine riporta alla Polinesia ma quei pini… non tornano i conti, ci informiamo, cerchiamo su internet e finalmente un nome semplice: Baia d’Oro, Isola dei Pini, Nuova Caledonia.  Sarà sicuramente la meta del nostro viaggio di nozze.
Ed eccoci, quattro anni dopo e con una fede luccicante al dito, sbarcare dopo circa 25 ore d’aereo e uno stopover di 2 giorni a Sydney, sul suolo caledone. Lo sappiamo, il paradiso deve essere conquistato con il sacrificio. Il viaggio è stato organizzato dal T.O. Go Australia con sede a Torino e precisamente dal suo fondatore, Roberto Chiesa, un’anima da viaggiatore, schietto, pratico e molto professionale che in 10 minuti ci ha pianificato il viaggio farcendolo di consigli e indicazioni preziose.
Il primo assaggio della Nuova Caledonia l’abbiamo alla Grande Terre, l’isola principale ma purtroppo non scorgiamo ancora quel paradiso tanto sognato.  L’isola ha un territorio molto vasto, che richiederebbe forse qualche giorno in più per approfondire la sua conoscenza ma i ns tempi sono un po’ ristretti e dedicati principalmente alle isole più piccole. Forse è proprio per qs motivo che non riusciamo a coglierne appieno la bellezza e quindi dopo esserci ripresi dal jet lag di 11 ore e aver visitato il centro culturale Jean Marie Tjbaou ideato da Renzo Piano, ci ritroviamo felicissimi e curiosi di partire per l’isola di Lifou che Roberto ha voluto inserire nell’itinerario promettendoci che sarebbe stata una piacevole scoperta.
Sorvoliamo il tratto di mare che divide le due isole ma il cielo è un po’ nuvoloso e così non scorgiamo la barriera corallina e i cambiamenti repentini di colore dell’acqua. Il nostro albergo, il migliore dell’isola, è composto da bungalow curati che si snocciolano a ridosso della spiaggia di Chateaubriand senza deturparla. Corriamo in spiaggia, ansiosi di toccare quel borotalco corallino ma il sole è ancora nascosto dalle nuvole e il colore dell’acqua rispecchia quello del cielo. Ci viene richiesto ancora un piccolo sacrificio. Un’attesa di circa mezz’ora e poi… ecco il paradiso! In un attimo la Nuova Caledonia si svela in tutta la sua magia: i colori del mare ci riempiono gli occhi, l’aria calda del sole ci scalda la pelle, il verde della natura risplende sulla sabbia bianca.
Doveroso tuffarsi in quest’acqua cristallina che in tanti punti dell’isola nasconde a pochi metri da riva colorate formazioni coralline. Un punto in particolare a nord di Lifou ci rimane impresso nel cuore: si chiama “Acquarium of Jinek”, scritto semplicemente a mano su una tavoletta di legno, seguito dalle poche regole per non contaminare la natura marina. Il nome rispecchia la realtà: si nuota con maschera e boccaglio in un acquario vero, senza confini di vetro ad impedirci di passare da coralli a forma di cervello, spugne, conchiglie con labbroni verdi, gialli, rossi, viola e tanti variopinti pesciolini a farci compagnia.
Ogni giorno una spiaggia diversa, grandi, piccole, incorniciate dalla vegetazione o delimitate da rocce, tutte facilmente accessibili, bianche di giorno e rosa verso il tramonto e tutte con un’unica caratteristica: immacolate! E’ bello arrivare al mattino e calpestare per primi la sabbia notando che in tutto il giorno le uniche impronte sono sempre e solo le nostre e di qualche piccolo granchietto in cerca della sua tana. Il calore non è solo quello del sole ma anche dei caledoni. Le macchine sono così rare che quando si viaggia lungo l’unica strada che attraversa l’isola è normale che i passanti ci salutino con sorrisi smaglianti o che chiedano un passaggio da un villaggio all’altro. Ogni persona caricata in macchina è una nuova storia, una conoscenza con un popolo tanto lontano da noi ma cordiale, allegro e fiero. Tanto da desiderare l’indipendenza dalla Francia, essendo la Nuova Caledonia un territorio d’oltremare francese.  La fortuna vuole che riusciamo ad assistere al Festival delle Arti Melanesiane che si svolge ogni 4 anni; partecipano la Nuova Caledonia, le Fiji, le Salomon, le Vanuatu e la Papua Nuova Guinea. Ogni volta viene organizzato a turno in uno di questi paesi e il 2010 è l’anno della Nuova Caledonia e ancor di più, questi sono i giorni di Lifou! Danze, costumi, gastronomia tipica e l’unione di questi popoli racchiusa nel simbolo scelto per questo Festival: la canoa. E’ un’esperienza indimenticabile anche perché facciamo parte dei pochissimi turisti presenti e l’atmosfera che si respira è autentica, nulla di studiato a tavolino per attirare l’attenzione occidentale. Ora capiamo l’insistenza di Roberto per farci conoscere Lifou e gliene siamo grati. Altro volo, altra isola, altro paradiso. Un’immagine conosciuta, la nostra visione, lo scopo di questo viaggio: siamo all’isola dei Pini! Ora in quel poster della Baia d’Oro ci siamo anche noi.
E i pini ci sono veramente! Ce ne sono di tante specie: a forma di colonna, a forma di cactus, a forma di cespuglio, pelosi, spogli ma con il ciuffetto di aghi in cima, 13 specie endemiche da far girare la testa ai botanici! Anche qui la decisione di Roberto di farci alloggiare all’hotel Ouré Lodge si rileva giusta. No al blasonato e più caro “Le Meridien” ma piuttosto questa struttura composta da singoli, eleganti e pulitissimi bungalows mimetizzati nel giardino tropicale a ridosso della spiaggia di Kanumera con gli immancabili coralli al centro della baia. Gli ultimi giorni li passiamo a scoprire ogni angolo dell’isola e riusciamo a percorrere 300 km su un territorio di circa 15 km di lunghezza e 13 km di larghezza.
Sull’isola è diffusa l’arte della lavorazione del legno per cui commissioniamo alcune statuette ad un abile scultore: è francese e ci spiega che all’età di 19 anni ha lasciato gli agi della sua città attraversando mezzo mondo per stabilirsi qui ed iniziare una nuova vita; ora ha una casetta adiacente alla tranquilla spiaggia, una moglie caledone e una bellissima bimba di 5 anni. I suoi occhi brillano di una ritrovata pace interiore che invidiamo mentre lo salutiamo, a malincuore, per uscire dal poster della Baia d’Oro.
 
Barbara ed Alessandro